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venerdì 17 aprile 2020

AFFINITÀ E COMUNICAZIONE ❤️




Vivo con gli animali  da tutta la vita, osservandoli per una passione innata e per comprenderne le motivazioni d'azione, gli istinti, gli atteggiamenti (acquisiti durante il vissuto o da imprinting) e tanto altro ancora. Tutto ciò  mi aiuta, quando è  possibile, nel recupero psicofisico di quelli maltrattati o con problemi comportamentali con i quali interagisco da parecchio tempo, sempre per passione e  ragioni lavorative.
Fin da piccina ho comunicato con loro senza troppi fraintendimenti, la mia è sempre stata una relazione biocentrica nella quale io, animale umano, non sono mai stata al centro della relazione in qualità  di essere  superiore ma un pari dell’animale con cui mi stavo relazionando. Inizialmente la mia relazione con gli animali è  stata istintiva, basata sull’osservazione inconscia dell’animale con il quale stavo interagendo, lo consideravo un mio pari e funzionava perché  ci capivamo benissimo. Crescendo, con lo studio,  ho focalizzato consciamente il perché  quel tipo di relazione funzionasse e quali fossero i meccanismi che entravano in azione nell’ambito di quel tipo di comunicazione così  efficace e sincera.
E’ fondamentale, nell’interazione etica con un animale, riconoscere che di fronte abbiamo un essere senziente che comunica e prova emozioni e che, oltre all’empatia con la quale riesce ad entrare in contatto energeticamente ed emotivamente con noi ed interpretare i nostri stati d’animo,  ha la facoltà  di saper leggere il linguaggio corporeo ( espressione del viso, atteggiamenti ecc), relazionandosi con noi in maniera vera, diretta e lineare. Per una relazione reciprocamente sana dovremmo essere in grado di fare altrettanto. Come? Con la conoscenza, l’esperienza, l’osservazione, il buon senso e, basilari, la presenza e l'empatia. Il mio approccio, da sempre, quello che suggerisco anche in ambito di attività  esperienziali con i cavalli,  è  basato su una relazione in cui i soggetti coinvolti siano liberi di scegliere come, quando e se interagire tra di loro ed in totale libertà di azione. La presenza mentale, il qui ed ora, è  fondamentale nell’interazione con un animale, sia per ragioni di sicurezza, per la qualità  della relazione e per le risposte a stimoli che potrebbero sfuggirci compromettendo la relazione stessa se distratti dai nostri pensieri.
L’antropomorfizzazione degli animali, dilagante  soprattutto sui social, non aiuta assolutamente nell’osservazione e nell’interpretazione del loro linguaggio, perché  si sostituisce spesso a spiegazioni etologiche/comportamentali che sarebbero le uniche utili per la comprensione profonda dell'animale con cui si sta interagendo. Quanto scritto non vuole assolutamente condannare un approccio amorevole verso il proprio animale, anzi ma credo che nessuna manifestazione d’amore sia equiparabile a quella da noi dimostrata nel cercare di comprenderlo realmente e soddisfare così  i suoi reali bisogni senza escludere che un’attenta e cosciente osservazione di noi stessi, mentre interagiamo con  lui, potrebbe condurci in un viaggio incredibile dentro noi stessi, e di questo, oggi, voglio parlare.
Mi appassiona da sempre la psicologia animale e da parecchi anni anche quella umana così  come la mindfullness e la crescita personale. Tutto ciò , unitamente a svariati input avuti dalle filosofie orientali e ad alcuni principi della fisica quantistica, spesso mi permette di avere spunti di riflessione dopo aver osservato ciò che accade da differenti prospettive.


Ho condiviso gli ultimi dieci anni con parecchi cavalli, la maggior parte sono entrati a far parte della mia vita perché  salvati da una brutta fine al termine della carriera agonistica o riproduttiva, altri perché  maltrattati.. ed in quasi tutti ho rivisto, negli atteggiamenti, varie parti di me che mi facevano da specchio, in cui mi riconoscevo. Ciò  che sto per scrivere va ben oltre la pet therapy (ovvero  la pratica terapeutica dolce che sfrutta i benefici dell’interazione tra uomo e animali e che è  in grado di stimolare la sfera emozionale dell’individuo, rassicurare, aumentare l’autostima, favorire le relazioni sociali oltre ad apportare numerosi benefici a livello fisico).
La tecnica dello specchio in psicologia ci porta a  vedere nelle persone con cui interagiamo, la maggior parte delle quali entrate nella nostra vita per la legge di risonanza,  il nostro  riflesso... non vedremo riflesso il nostro corpo ed il nostro viso, bensì  le nostre caratteristiche psichiche ed emozionali.
In psicologia, molti si avvalgono dell’aiuto degli animali come terapia e/o cura nei confronti di disabilità fisiche, cognitive, disagi emotivi e altro ancora ma  Chatrigna Ferguson, esperta di medicina cinese, pratica una forma particolare di terapia nella quale l’animale diventa suo alleato nello scoprire i problemi dell’essere umano che si prende cura di lui.. la sua, dice, “è  una forma di ricerca empatica nella quale l’animale è  in un certo senso il riflesso del suo compagno di vita umano”.
Nella nostra vita, l’animale che ci fa da specchio, interpreta il ruolo dell’Ombra, la parte inconscia che ci rifiutiamo di riconoscere ed accettare, ma che fa parte della nostra totalità , affinchè  possiamo riconoscerla, osservarla e trasformarla.
Gli studi della dott.ssa Ferguson si riferiscono a specchi animali che vivono le  stesse emozioni di esseri umani con cui convivono e ai quali sono profondamente legati, al punto da vivere , talvolta, un parallelismo come le stesse malattie o accusare le stesse tristezze.
Nel mio caso ho trovato specchi in animali, con atteggiamenti assunti in precedenza, che per risonanza sono arrivati da me. Ma cos’è  la risonanza?
“La Legge di Risonanza è  certamente una delle leggi universali più  interessanti, e come tutte le leggi, resta immutabile, imparziale, agisce sempre, indipendentemente dal fatto che gli esseri umani ne siano consapevoli o meno. Il corpo degli esseri viventi non è  altro che energia, questa stessa energia viene trasmessa con una certa frequenza vibratoria nello spazio che ci circonda, anche attraverso i pensieri, le emozioni, gli stati d’animo. Tutto emette di continuo una vibrazione. Ed è  a questo punto che entra in gioco la legge di Risonanza, in quanto ogni vibrazione non fa altro che attrarre verso di noi situazioni e persone che hanno la stessa frequenza vibratoria.”
Ed ecco arrivare cavalli con caratteristiche che mi hanno obbligato ad osservare dentro di me  e, grazie all’empatia e al mio sé  istintivo che  facilita la comunicazione con gli animali in genere, loro si fidano e si affidano. In questo modo cercando di “aggiustare” parti di loro con problemi che manifestano in maniera più  o meno evidente,  risano parti di me nascoste nel profondo. Ogni volta per me è   un pezzetto di serenità  acquisita mentre, per gli animali, spesso è  la raggiunta capacità  di integrarsi e di interagire con equilibrio e tranquillità  con gli altri membri del branco. E’ un “chi aiuta chi” più  che evidente.
Con me, da anni ormai, vivono stabilmente diversi cavalli, due asine e una ponina anziana, arrivati per motivi differenti ma con i quali ho un rapporto equilibrato basato sulla conoscenza reciproca e sulla fiducia. Vorrei menzionare, tra tutti, tre cavalli estremamente differenti , per razza,  vissuto, carattere ed atteggiamenti comportamentali ma che mi hanno mostrato parti di me sulle quali ho potuto riflettere molto e grazie alle quali sono stata in grado di interagire con loro: Angel, “Chicco”  ed Isolda.
Angel,  mordace, a tratti pericolosa, è  una cavallona di 9 anni, con un imprinting decisamente turbato da un atteggiamento aggressivo e violento della madre, con la quale ha convissuto in uno spazio ristretto fino ai 4 anni, quando poi è  arrivata da me (piena di cicatrici da morso) grazie ad un’amica e ad Horse Angels (un’associazione nazionale che si occupa del recupero e del ricollocamento di animali in difficoltà ).
Angel, quando ancora viveva con la mamma, ha avuto, per un paio d’anni come vicini di paddock, degli asini, i quali, a differenza dei cavalli, hanno un etogramma decisamente differente e lei lo ha in parte assimilato. Angel quindi, come l’asino, non scappa di fronte ad un “possibile pericolo” ma lo affronta e lo aggredisce. Il suo atteggiamento risulta essere sempre  prepotente e violento con tutti e molti degli esseri umani con i quali è  venuta in contatto nella sua vita, non hanno fatto altro che rafforzare questo suo atteggiamento acquisito, rispondendo con violenza o con paura.
Quando Angel è  arrivata a stare a casa mia, 5 anni fa, prima che mi trasferissi in Toscana,  si è  immediatamente imbrancata con  2 asine che vivevano allo stato semibrado con alcune cavalle che lei  inizialmente  non ha minimamente considerato. Le ha divise dal branco e le ha tenute a distanza dalle cavalle con le quali ha successivamente interagito con aggressività . Le asine, non d’accordo, cercavano di tornare alla loro normalità  sfruttando ogni minima distrazione di Angel che, ad ogni loro tentativo di fuga, reagiva con il panico, cercandole e riportandole nel “suo” territorio.   
“Chicco” (non è  il suo vero nome) è  un purosangue inglese proveniente dal circuito delle corse, un cavallo nevrile e molto veloce. Lo conoscevo già  prima che venisse a stare con me, avendo interagito con lui per diverso tempo in una scuderia, sia da terra che in sella. Un cavallo che ad una prima osservazione,  sembra un drago ma che nasconde un’incredibile fragilità  emotiva. Un cavallo che, quando è chiuso in un box, innesca ogni tipo di mimica minacciosa per evitare che gli si avvicini ma che se si eludono tutte le sue “tattiche”, è  il cavallo più  dolce ed indifeso del mondo. Quando, invece,  riesce nel suo intento  di allontanare, poi osserva curioso  e cerca di riavere l’ attenzione rimanendo comunque fermo nel suo meccanismo difensivo acquisito : ti cerco ma ho paura che tu mi faccia del male… quando è  libero, invece il suo atteggiamento cambia in maniera incredibile. Totalmente indifferente e molto indipendente (ne ho dedotto quindi, che abbia subito atteggiamenti  violenti da parte dell’essere umano quando chiuso in box).
Isolda è  una cavalla pacifica, indipendente che sa adattarsi ad ogni situazione, che ho conosciuto anni fa in una scuderia di cavalli da corsa… lei mix avelignese/arabo viveva libera in un grandissimo parco con annessa una zona boschiva, con due asine (anch’esse con me oggi) e un gruppo di ponini. Lei e tutto il gruppo dovevano ingegnarsi a sopravvivere perché  nessuno si prendeva cura di loro. Era a tutti gli effetti un branco misto che viveva allo stato brado.
In Toscana Angel era, fino a due mesi fa, l’indiscusso membro dominante del branco formato da lei, Chicco ed Isolda. Ho potuto osservare come difendesse con coraggio ed aggressività  il “suo” branco dall’invasione nel suo territorio di animali selvatici. Nonostante ciò,  il suo non è mai stato un atteggiamento equilibrato e lei non è  mai stata serena, o meglio, lei è  serena solo se all’interno del branco entro io senza apparentemente interagire con nessuno dei suoi membri, altrimenti si ingelosisce e mi fa da scudo, non non permettendo a nessuno di avvicinarsi a me: può stare solo lei.
Anni fa ho partecipato ad un bellissimo workshop esperienziale di 2 giorni in un branco di cavalli allo stato semibrado. Relatori una psicoterapeuta, una professionista nell’ambito della comunicazione ed interazione etica e consapevole con i cavalli ed un operatore olistico bioenergetico. Sono state due giornate illuminanti, basate sull’osservazione e sull’interazione tra noi ed i cavalli, liberi di scegliere se stare tra noi o allontanarsi. Una delle cose che ricordo è  stato il nostro ingresso nel grande paddock e la nostra disposizione, seduti a distanza gli uni dagli altri, in silenzio, in un grande cerchio. I cavalli sono immediatamente entrati nel cerchio curiosi, le energie di noi umani erano positive, c'era  serenità  e solo alcuni dei presenti umani mostravano un po' d' ansia ed apprensione. I cavalli, uno ad uno, hanno avvicinato la persona che energeticamente, per un motivo o per un altro, li attraeva. Noi dovevamo rimanere indifferenti e non dovevamo assolutamente interferire con le loro azioni od interagire toccandoli o parlando loro.
Il risultato è  stato sorprendente. La cavalla che mi si è  avvicinata si è  immediatamente messa a riposo, quasi addormentata ed è  stata accanto a me per un po’; anche quando tutto il resto del suo branco, composto da 4 cavalli ed un pony si spostava curioso da una persona ad un’altra, lei è  rimasta immobile. Alla fine dell’esperimento, oltre ad emergere aspetti dei presenti che riflettevano gli atteggiamenti dei cavalli che si erano avvicinati a noi, mi è stato detto che la cavalla che era stata vicino a me senza assolutamente cercare la mia interazione era, in realtà , distrutta. Due o tre giorni prima era morto il cavallo capobranco  e a lei era toccato, improvvisamente, il compito di guidare il gruppo . Non era pronta. Era stanchissima. Il cerchio di persone nel suo recinto  aveva un’energia amichevole e vicino a me aveva trovato la sicurezza per potersi riposare.
Mi piacerebbe ora potermi dilungare su un’infinità di argomenti a partire dagli etogrammi, passando dall’imprinting, alla memoria di specie, all’epigenetica o alle interazioni errate tra umano e cavallo per mancanza di conoscenza ed empatia,  ma oggi mi soffermo su riflessioni scaturite da  alcuni aspetti dei rapporti legati all’energia e alla psiche.
Ritornando alle connessioni energetiche e allo “specchio” nel quale avrei dovuto vedere parti di me che dovevano essere riconosciute in loro, quali considerazioni ho potuto fare di fronte a  cavalli così  differenti tra loro?
In Angel ho riconosciuto la sofferenza e la rabbia sulle quali stavo già  lavorando su di me, l’ho accolta e mi sono relazionata a lei, e tutt’ora lo faccio, con empatia, compassione, comprensione e gentilezza. Mai una volta la sua aggressività  ha suscitato in me una reazione simile anzi.. e lei piano, piano con me si è  ammorbidita, mi cerca, viene a farsi accarezzare… a volte vedo il suo forte imprinting “non equilibrato” ed il suo vissuto, basato sull’aggressività, impadronirsi di lei e mi allontano tranquilla, per evitare che lei lo manifesti e scambi il mio allontanarmi come una fuga di fronte al suo atteggiamento, rafforzandolo. Non si combatte l’aggressività  né con la stessa moneta, né fuggendo e chi meglio di un umano che  subisce od ha subito un simile atteggiamento, conosce ciò  di cui in realtà  ha disperatamente bisogno?
(Ci sarebbe un lungo discorso da fare sull’aggressività  animale come mezzo di comunicazione del sé  istintivo e un’aggressività  insana dovuta ad esperienze negative o a problemi caratteriali acquisiti in cattività , ma non lo affronterò  oggi).
In Chicco ho “rivisto” un atteggiamento che caratterizza una ferita emotiva degli esseri umani, sulla quale sto ancora lavorando su di me, che ha condizionato, insieme ad altre, quasi tutta la mia vita.  Cosa è  una ferita emotiva.. è  un aspetto della nostra esistenza che impedisce di vivere serenamente. Studiosi del comportamento umano, hanno evidenziato e descritto cinque ferite fondamentali nate dal rifiuto, dall’abbandono, dal tradimento, dall’aver subito un’ingiustizia o un’umiliazione, avvenute durante l’infanzia, nell’arco della nostra vita o addirittura dalla nascita, che ci hanno segnato in maniera dolorosa. Le persone che hanno subito una o più  di queste ferite, per non vederle e per non sentirle, hanno sviluppato delle maschere  (atteggiamenti specifici). Per poter guarire è  necessario fare un percorso introspettivo onesto, profondo e doloroso ma è  l’unica via di guarigione.  Il mio cammino dentro di me  è  incominciato diversi anni fa quando, in un periodo particolarmente delicato e traumatico, durante una ricerca sul web, mi sono imbattuta in un articolo riguardante proprio queste  5 ferite emotive”,
Osservando l’atteggiamento di “Chicco” ho trovato la raffigurazione evidente della reazione ad una delle mie ferite , quella da rifiuto e mi ci sono rivista.  Il rifiuto è una ferita profondissima, perché la persona che ne soffre si sente respinta in tutto il suo essere, e soprattutto nel suo diritto ad esistere.  La persona che si sente rifiutata  interpreta gli eventi attraverso il filtro della sua ferita e si sente respinta anche quando non lo è. Il suo atteggiamento sarà di conseguenza quello del fuggitivo che, per evitare di soffrire, sabota la sua stessa esistenza. Quando viene scelto non ci crede e si autorifiuta . Quando non viene scelto, si sente rifiutato dagli altri.”
Io sapevo come relazionarmi a Chicco ancor prima di riconoscere  la mia ferita, semplicemente perchè  mi rivedevo istintivamente in lui, comprendevo il suo atteggiamento perchè  era spesso lo stesso che inconsciamente avevo io di fronte alle persone. Tra noi a parlare erano i nostri sé  istintivi : io mi sono avvicinata a lui con dolcezza anche quando il suo atteggiamento era evitante o minaccioso. La sua sorpresa di fronte alla mia reazione è  stata quasi commovente. Dapprima immobile, quasi in attesa di un' azione da lui conosciuta fin troppo bene di fronte alla sua minaccia, ma la mia carezza, la mia voce con tono gentile, lo hanno  calmato e la postura del suo corpo è  stata di immediato rilassamento e fiducia.

Isolda, cavallona indipendente, mai dominante, ribelle di fronte alle costrizioni di ogni genere, anche quelle rappresentate da un recinto e ultima nella gerarchia del branco… in lei ho rivisto la me ribelle a tutto ciò  che è  imposizione e costrizione, la voglia di evadere da tutto ciò  che limita la mia libertà  nel rispetto totale della libertà  altrui, quella che spesso si emargina  perchè  estremamente indipendente ma ho rivisto anche  la me  “che si annullava, passivamente”  di fronte alla prepotenza e all’aggressività  degli altri.
Due mesi fa all’AltroveCapovolto sono arrivate 4 cavalle (Alaide, Bizzarre, Isadora e Agar), provenienti dalla stessa scuderia e, sebbene vivessero tutte libere nei paddock, ognuna aveva il suo e non interagiva con le altre se non in lontananza. Alcune avevano anche vissuto in coppia per un breve periodo ma la convivenza non aveva funzionato per cui erano state nuovamente separate per la loro incolumità . Per necessità  di spazi e tempi veramente ristretti, quando sono arrivate e sono scese dal camion, sono state immediatamente inserite nel paddock di quasi 2 ettari con le due cavalle che da anni vivono con me : Angel ed Isolda. Chicco, per un motivo di salute in via di risoluzione, da novembre è  in un recinto al coperto da solo.
Pensavo che Angel scatenasse una mega rissa ma così  non è  stato,   la “natura”, fortunatamente, ha dato un aiuto fondamentale in questo frangente, mandandole tutte o quasi, in calore, rendendole quindi , molto docili e propositive. Mentre Alaide, appena entrata nel recinto, ha iniziato la perlustrazione del territorio, quasi non curandosi delle altre, Angel e Isadora si sono incollate l’una all’altra, cercando proprio la vicinanza ed il contatto e così  è  stato per ore. Isolda stava nei pressi di Angel, mentre Agar (puledra di tre anni) e Bizzarre (inizialmente molto schiva con animali ed umani)  sostavano poco distanti.
Alaide in serata ha messo in chiaro il concetto di dominanza e di capo branco, ben compreso ed accettato da tutte, utilizzando un sé  istintivo ben radicato che ha comunicato in maniera efficace.
Alaide è una cavallona di 22 anni, con un passato glorioso di trottatrice alle spalle. Cavalla decisamente ostica con cui interagire sia per i suoi simili che per l’essere umano, discendente da generazioni di cavalli aggressivi (il fratello è  stato abbattuto per questo motivo).
Pensavo di portarmi a casa il clone (non solo per l’aspetto molto simile) di Angel, invece è  stata la scoperta più  interessante del gruppo appena formato. Infastidita inizialmente da ogni tipo di contatto a cui ha risposto per un giorno con strilli, calci e morsi, il giorno dopo ha iniziato ad interagire con me con una tranquillità  disarmante. Affettuosa, cercava la mia mano e, se inizialmente molto sensibile al tocco su collo e corpo ma molto meno sulla testa, dopo qualche momento accettava tranquilla di essere accarezzata ovunque.  La cosa sorprendente però  è  stata osservare, in un brevissimo tempo, la sua  trasformazione all’interno del branco e quella delle altre cavalle di conseguenza: non ha più  avuto atteggiamenti aggressivi con nessuna ed ha un rapporto con il branco assolutamente equilibrato e sereno, tanto da permettere ad ogni membro della scala gerarchica, di mangiare insieme a lei. (“Per gli animali, la forza e la durezza sono elementi istintivi che servono per far rispettare le regole e funzionano perfettamente mantenendo la pace, l’armonia e il benessere all’interno del branco. Non ci sono rancori, né sentimenti di vendetta. Una volta fatte rispettare le regole, tutti sono amici come prima” - Antonio Origgi)
Inoltre, assumendo Alaide il ruolo di capobranco, Angel si è  immediatamente rilassata, non avendo più  un compito  per il quale non era assolutamente predisposta o pronta.
Ho riflettuto molto sul cambiamento  di Alaide,  su quanto veloce sia stato e quanto, nonostante l’atteggiamento simile, in realtà  lei ed Angel siano decisamente differenti.
La mia riflessione è  andata al sé  istintivo e quanto quello di Angel fosse stato condizionato da un imprinting violento, in un ambiente limitato sia negli spazi che nelle esperienze. A differenza di Angel, Alaide credo sia cresciuta in un ambiente piu  idoneo per uno sviluppo psicofisico corretto. Quindi ne ho dedotto che, sebbene le madri delle due cavalle fossero entrambe cavalle da corsa ed entrambe aggressive, probabilmente lo erano per motivazioni differenti così  come in maniera differente è  stata  espressa la loro aggressività . Alaide tornata a vivere in un branco come da puledra, in un ambiente tranquillo, privo di contaminazioni umane ha semplicemente attivato la sua memoria di specie e l’imprinting ricevuto.
Osservando le differenze tra Alaide ed Angel è  evidente quanto un    istintivo ferito condiziona la vita non solo degli esseri umani ma anche degli animali e quindi il loro modo di interagire. Questo cosa significa? Significa che per dialogare con un sé  istintivo di un animale (problematico) non basta l’istinto ma e  necessario chiamare in campo l’ Io osservatore (preparato). L’io osservatore non  giudica e permette a tutti gli atteggiamenti osservati di esistere senza identificarsi in loro.
Faccio un esempio… mesi fa mi sono trovata di fronte ad una cavalla nata e cresciuta allo stato semi brado in un branco di cavalli di razza ma con istinti molto atavici non condizionati troppo nè  geneticamente, nè  ambientalmente dall’uomo e poi successivamente separata dal branco e domata. Dialogare con un cavallo così  è  potenzialmente semplice per un sé  istintivo accompagnato da un io osservatore (preparato) ma impossibile se ci si avvicina con un sé  mentale antropomorfo. Non è  possibile trasferire le nostre aspettative quali riconoscenza, amore e rispetto, come conseguenza a nostri atteggiamenti, utilizzando concetti ed emozioni puramente umane, quali salvezza o sensi di colpa, in un animale di alcuna specie che non sia quella umana. La conseguenza sarà  la nostra frustrazione, l’ansia e la rabbia… e saranno controproducenti perchè  in un animale come la cavalla in questione, con una memoria di specie così  ben radicata, le emozioni di ansia si traducono in “stai in allerta” “prepara la fuga” o “fuggi” e se il nostro intento è  quello di avvicinarci ed interagire per comunicare, rimarremo estremamente delusi dalla sua reazione aumentando, di fatto, la nostra frustrazione e di conseguenza la sua diffidenza.
La mia conclusione è  quindi che l’empatia ci permette di entrare in comunicazione con gli animali ma se non siamo preparati, presenti nel preciso momento che stiamo vivendo ed osservando, sicuri  di noi e, soprattutto, calmi nella nostra comunicazione empatica, verbale e paraverbale, il nostro rapporto non sarà  mai un rapporto autentico , nel quale la comprensione e la crescita sono a beneficio di tutti gli interlocutori.



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