Vivo
con gli animali da tutta la vita,
osservandoli per una passione innata e per comprenderne le motivazioni
d'azione, gli istinti, gli atteggiamenti (acquisiti durante il vissuto o da
imprinting) e tanto altro ancora. Tutto ciò
mi aiuta, quando è possibile, nel
recupero psicofisico di quelli maltrattati o con problemi comportamentali con i
quali interagisco da parecchio tempo, sempre per passione e ragioni lavorative.
Fin da piccina ho comunicato con loro senza troppi
fraintendimenti, la mia è sempre stata una relazione biocentrica nella quale
io, animale umano, non sono mai stata al centro della relazione in qualità di essere
superiore ma un pari dell’animale con cui mi stavo relazionando.
Inizialmente la mia relazione con gli animali è
stata istintiva, basata sull’osservazione inconscia dell’animale con il
quale stavo interagendo, lo consideravo un mio pari e funzionava perché ci capivamo benissimo. Crescendo, con lo
studio, ho focalizzato consciamente il
perché quel tipo di relazione funzionasse
e quali fossero i meccanismi che entravano in azione nell’ambito di quel tipo
di comunicazione così efficace e
sincera.
E’ fondamentale, nell’interazione etica con un animale,
riconoscere che di fronte abbiamo un essere senziente che comunica e prova
emozioni e che, oltre all’empatia con la quale riesce ad entrare in contatto
energeticamente ed emotivamente con noi ed interpretare i nostri stati
d’animo, ha la facoltà di saper leggere il linguaggio corporeo (
espressione del viso, atteggiamenti ecc), relazionandosi con noi in maniera
vera, diretta e lineare. Per una relazione reciprocamente sana dovremmo essere
in grado di fare altrettanto. Come? Con la conoscenza, l’esperienza,
l’osservazione, il buon senso e, basilari, la presenza e l'empatia. Il mio
approccio, da sempre, quello che suggerisco anche in ambito di attività esperienziali con i cavalli, è
basato su una relazione in cui i soggetti coinvolti siano liberi di
scegliere come, quando e se interagire tra di loro ed in totale libertà di azione.
La presenza mentale, il qui ed ora, è
fondamentale nell’interazione con un animale, sia per ragioni di
sicurezza, per la qualità della
relazione e per le risposte a stimoli che potrebbero sfuggirci compromettendo
la relazione stessa se distratti dai nostri pensieri.
L’antropomorfizzazione degli animali, dilagante soprattutto sui social, non aiuta
assolutamente nell’osservazione e nell’interpretazione del loro linguaggio,
perché si sostituisce spesso a
spiegazioni etologiche/comportamentali che sarebbero le uniche utili per la
comprensione profonda dell'animale con cui si sta interagendo. Quanto scritto
non vuole assolutamente condannare un approccio amorevole verso il proprio
animale, anzi ma credo che nessuna manifestazione d’amore sia equiparabile a
quella da noi dimostrata nel cercare di comprenderlo realmente e soddisfare
così i suoi reali bisogni senza
escludere che un’attenta e cosciente osservazione di noi stessi, mentre
interagiamo con lui, potrebbe condurci
in un viaggio incredibile dentro noi stessi, e di questo, oggi, voglio parlare.
Mi appassiona da sempre la
psicologia animale e da parecchi anni anche quella umana così come la mindfullness e la crescita personale.
Tutto ciò , unitamente a svariati input avuti dalle filosofie orientali e ad
alcuni principi della fisica quantistica, spesso mi permette di avere spunti di
riflessione dopo aver osservato ciò che accade da differenti prospettive.
Ho condiviso gli ultimi dieci anni con parecchi cavalli, la
maggior parte sono entrati a far parte della mia vita perché salvati da una brutta fine al termine della
carriera agonistica o riproduttiva, altri perché maltrattati.. ed in quasi tutti ho rivisto,
negli atteggiamenti, varie parti di me che mi facevano da specchio, in cui mi
riconoscevo. Ciò che sto per scrivere va
ben oltre la pet therapy (ovvero la pratica terapeutica dolce che sfrutta i benefici
dell’interazione tra uomo e animali e che è
in grado di stimolare la sfera emozionale dell’individuo, rassicurare,
aumentare l’autostima, favorire le relazioni sociali oltre ad apportare
numerosi benefici a livello fisico).
La tecnica dello specchio in psicologia ci porta a
vedere nelle persone con cui interagiamo, la maggior parte delle quali
entrate nella nostra vita per la legge di risonanza, il nostro
riflesso... non vedremo riflesso il
nostro corpo ed il nostro viso, bensì le
nostre caratteristiche psichiche ed emozionali.
In psicologia, molti si avvalgono dell’aiuto degli
animali come terapia e/o cura nei confronti di disabilità fisiche, cognitive,
disagi emotivi e altro ancora ma
Chatrigna Ferguson, esperta di medicina cinese, pratica una forma
particolare di terapia nella quale l’animale diventa suo alleato nello scoprire
i problemi dell’essere umano che si prende cura di lui.. la sua, dice, “è
una forma di ricerca empatica nella quale l’animale è in un certo senso il riflesso del suo
compagno di vita umano”.
Nella nostra vita, l’animale che ci fa da specchio,
interpreta il ruolo dell’Ombra, la parte inconscia che ci rifiutiamo di
riconoscere ed accettare, ma che fa parte della nostra totalità , affinchè possiamo riconoscerla, osservarla e
trasformarla.
Gli studi della dott.ssa Ferguson si riferiscono a specchi
animali che vivono le stesse emozioni di
esseri umani con cui convivono e ai quali sono profondamente legati, al punto
da vivere , talvolta, un parallelismo come le stesse malattie o accusare le
stesse tristezze.
Nel mio caso ho trovato specchi in animali, con
atteggiamenti assunti in precedenza, che per risonanza sono arrivati da me. Ma
cos’è la risonanza?
“La Legge di Risonanza è
certamente una delle leggi universali più interessanti, e come tutte le leggi, resta
immutabile, imparziale, agisce sempre, indipendentemente dal fatto che gli
esseri umani ne siano consapevoli o meno. Il corpo degli esseri viventi non
è altro che energia, questa stessa
energia viene trasmessa con una certa frequenza vibratoria nello spazio che ci circonda, anche attraverso i
pensieri, le emozioni, gli stati d’animo. Tutto emette di continuo una
vibrazione. Ed è a questo punto che
entra in gioco la legge di Risonanza, in quanto ogni vibrazione non fa altro
che attrarre verso di noi situazioni e persone che hanno la stessa frequenza
vibratoria.”
Ed ecco arrivare cavalli con caratteristiche che mi
hanno obbligato ad osservare dentro di me
e, grazie all’empatia e al mio sé
istintivo che facilita la
comunicazione con gli animali in genere, loro si fidano e si affidano. In
questo modo cercando di “aggiustare” parti di loro con problemi che manifestano
in maniera più o meno evidente, risano parti di me nascoste nel profondo.
Ogni volta per me è un pezzetto di serenità acquisita mentre, per gli animali, spesso
è la raggiunta capacità di integrarsi e di interagire con equilibrio
e tranquillità con gli altri membri del
branco. E’ un “chi aiuta chi” più che
evidente.
Con me, da anni ormai, vivono stabilmente diversi
cavalli, due asine e una ponina anziana, arrivati per motivi differenti ma con
i quali ho un rapporto equilibrato basato sulla conoscenza reciproca e sulla
fiducia. Vorrei menzionare, tra tutti, tre cavalli estremamente differenti ,
per razza, vissuto, carattere ed
atteggiamenti comportamentali ma che mi hanno mostrato parti di me sulle quali
ho potuto riflettere molto e grazie alle quali sono stata in grado di
interagire con loro: Angel, “Chicco” ed
Isolda.
Angel, mordace, a
tratti pericolosa, è una cavallona di 9
anni, con un imprinting decisamente turbato da un atteggiamento aggressivo e
violento della madre, con la quale ha convissuto in uno spazio ristretto fino
ai 4 anni, quando poi è arrivata da me
(piena di cicatrici da morso) grazie ad un’amica e ad Horse Angels
(un’associazione nazionale che si occupa del recupero e del ricollocamento di
animali in difficoltà ).
Angel, quando ancora viveva con la mamma, ha avuto, per
un paio d’anni come vicini di paddock, degli asini, i quali, a differenza dei
cavalli, hanno un etogramma decisamente differente e lei lo ha in parte
assimilato. Angel quindi, come l’asino, non scappa di fronte ad un “possibile
pericolo” ma lo affronta e lo aggredisce. Il suo atteggiamento risulta essere
sempre prepotente e violento con tutti e
molti degli esseri umani con i quali è
venuta in contatto nella sua vita, non hanno fatto altro che rafforzare
questo suo atteggiamento acquisito, rispondendo con violenza o con paura.
Quando Angel è
arrivata a stare a casa mia, 5 anni fa, prima che mi trasferissi in
Toscana, si è immediatamente imbrancata con 2 asine che vivevano allo stato semibrado con
alcune cavalle che lei inizialmente non ha minimamente considerato. Le ha divise
dal branco e le ha tenute a distanza dalle cavalle con le quali ha
successivamente interagito con aggressività . Le asine, non d’accordo,
cercavano di tornare alla loro normalità
sfruttando ogni minima distrazione di Angel che, ad ogni loro tentativo
di fuga, reagiva con il panico, cercandole e riportandole nel “suo”
territorio.
“Chicco” (non è
il suo vero nome) è un purosangue
inglese proveniente dal circuito delle corse, un cavallo nevrile e molto
veloce. Lo conoscevo già prima che
venisse a stare con me, avendo interagito con lui per diverso tempo in una
scuderia, sia da terra che in sella. Un cavallo che ad una prima
osservazione, sembra un drago ma che nasconde
un’incredibile fragilità emotiva. Un
cavallo che, quando è chiuso in un box, innesca ogni tipo di mimica minacciosa
per evitare che gli si avvicini ma che se si eludono tutte le sue “tattiche”, è il cavallo più dolce ed indifeso del mondo. Quando,
invece, riesce nel suo intento di allontanare, poi osserva curioso e cerca di riavere l’ attenzione rimanendo
comunque fermo nel suo meccanismo difensivo acquisito : ti cerco ma ho paura
che tu mi faccia del male… quando è
libero, invece il suo atteggiamento cambia in maniera incredibile.
Totalmente indifferente e molto indipendente (ne ho dedotto quindi, che abbia
subito atteggiamenti violenti da parte
dell’essere umano quando chiuso in box).
Isolda è una
cavalla pacifica, indipendente che sa adattarsi ad ogni situazione, che ho
conosciuto anni fa in una scuderia di cavalli da corsa… lei mix
avelignese/arabo viveva libera in un grandissimo parco con annessa una zona
boschiva, con due asine (anch’esse con me oggi) e un gruppo di ponini. Lei e
tutto il gruppo dovevano ingegnarsi a sopravvivere perché nessuno si prendeva cura di loro. Era a tutti
gli effetti un branco misto che viveva allo stato brado.
In Toscana Angel era, fino a due mesi fa, l’indiscusso
membro dominante del branco formato da lei, Chicco ed Isolda. Ho potuto
osservare come difendesse con coraggio ed aggressività il “suo” branco dall’invasione nel suo
territorio di animali selvatici. Nonostante ciò, il suo non è mai stato un atteggiamento
equilibrato e lei non è mai stata
serena, o meglio, lei è serena solo se
all’interno del branco entro io senza apparentemente interagire con nessuno dei
suoi membri, altrimenti si ingelosisce e mi fa da scudo, non non permettendo a
nessuno di avvicinarsi a me: può stare solo lei.
Anni fa ho partecipato ad un bellissimo workshop
esperienziale di 2 giorni in un branco di cavalli allo stato semibrado.
Relatori una psicoterapeuta, una professionista nell’ambito della comunicazione
ed interazione etica e consapevole con i cavalli ed un operatore olistico
bioenergetico. Sono state due giornate illuminanti, basate sull’osservazione e
sull’interazione tra noi ed i cavalli, liberi di scegliere se stare tra noi o
allontanarsi. Una delle cose che ricordo è
stato il nostro ingresso nel grande paddock e la nostra disposizione,
seduti a distanza gli uni dagli altri, in silenzio, in un grande cerchio. I
cavalli sono immediatamente entrati nel cerchio curiosi, le energie di noi
umani erano positive, c'era serenità e solo alcuni dei presenti umani mostravano
un po' d' ansia ed apprensione. I cavalli, uno ad uno, hanno avvicinato la
persona che energeticamente, per un motivo o per un altro, li attraeva. Noi
dovevamo rimanere indifferenti e non dovevamo assolutamente interferire con le
loro azioni od interagire toccandoli o parlando loro.
Il risultato è
stato sorprendente. La cavalla che mi si è avvicinata si è immediatamente messa a riposo, quasi
addormentata ed è stata accanto a me per
un po’; anche quando tutto il resto del suo branco, composto da 4 cavalli ed un
pony si spostava curioso da una persona ad un’altra, lei è rimasta immobile. Alla fine dell’esperimento,
oltre ad emergere aspetti dei presenti che riflettevano gli atteggiamenti dei
cavalli che si erano avvicinati a noi, mi è stato detto che la cavalla che era
stata vicino a me senza assolutamente cercare la mia interazione era, in realtà
, distrutta. Due o tre giorni prima era morto il cavallo capobranco e a lei era toccato, improvvisamente, il
compito di guidare il gruppo . Non era pronta. Era stanchissima. Il cerchio di
persone nel suo recinto aveva un’energia
amichevole e vicino a me aveva trovato la sicurezza per potersi riposare.
Mi piacerebbe ora potermi dilungare su un’infinità di
argomenti a partire dagli etogrammi, passando dall’imprinting, alla memoria di
specie, all’epigenetica o alle interazioni errate tra umano e cavallo per
mancanza di conoscenza ed empatia, ma
oggi mi soffermo su riflessioni scaturite da
alcuni aspetti dei rapporti legati all’energia e alla psiche.
Ritornando alle connessioni energetiche e allo
“specchio” nel quale avrei dovuto vedere parti di me che dovevano essere
riconosciute in loro, quali considerazioni ho potuto fare di fronte a cavalli così
differenti tra loro?
In Angel ho riconosciuto la sofferenza e la rabbia sulle
quali stavo già lavorando su di me, l’ho
accolta e mi sono relazionata a lei, e tutt’ora lo faccio, con empatia,
compassione, comprensione e gentilezza. Mai una volta la sua aggressività ha suscitato in me una reazione simile anzi..
e lei piano, piano con me si è
ammorbidita, mi cerca, viene a farsi accarezzare… a volte vedo il suo
forte imprinting “non equilibrato” ed il suo vissuto, basato sull’aggressività,
impadronirsi di lei e mi allontano tranquilla, per evitare che lei lo manifesti
e scambi il mio allontanarmi come una fuga di fronte al suo atteggiamento,
rafforzandolo. Non si combatte l’aggressività
né con la stessa moneta, né fuggendo e chi meglio di un umano che subisce od ha subito un simile atteggiamento,
conosce ciò di cui in realtà ha disperatamente bisogno?
(Ci sarebbe un lungo discorso da fare
sull’aggressività animale come mezzo di
comunicazione del sé istintivo e
un’aggressività insana dovuta ad
esperienze negative o a problemi caratteriali acquisiti in cattività , ma non
lo affronterò oggi).
In Chicco ho “rivisto” un atteggiamento che caratterizza
una ferita emotiva degli esseri umani, sulla quale sto ancora lavorando su di
me, che ha condizionato, insieme ad altre, quasi tutta la mia vita. Cosa è
una ferita emotiva.. è un aspetto
della nostra esistenza che impedisce di vivere serenamente. Studiosi del
comportamento umano, hanno evidenziato e descritto cinque ferite fondamentali
nate dal rifiuto, dall’abbandono, dal tradimento, dall’aver subito un’ingiustizia
o un’umiliazione, avvenute durante l’infanzia, nell’arco della nostra vita o
addirittura dalla nascita, che ci hanno segnato in maniera dolorosa. Le persone
che hanno subito una o più di queste
ferite, per non vederle e per non sentirle, hanno sviluppato delle
maschere (atteggiamenti specifici). Per
poter guarire è necessario fare un
percorso introspettivo onesto, profondo e doloroso ma è l’unica via di guarigione. Il mio cammino dentro di me è
incominciato diversi anni fa quando, in un periodo particolarmente
delicato e traumatico, durante una ricerca sul web, mi sono imbattuta in un
articolo riguardante proprio queste 5
ferite emotive”,
Osservando l’atteggiamento di “Chicco” ho trovato la
raffigurazione evidente della reazione ad una delle mie ferite , quella da
rifiuto e mi ci sono rivista. “Il
rifiuto è una ferita profondissima, perché la persona che ne soffre si sente
respinta in tutto il suo essere, e soprattutto nel suo diritto ad esistere. La
persona che si sente rifiutata
interpreta gli eventi attraverso il filtro della sua ferita e si sente
respinta anche quando non lo è. Il suo atteggiamento sarà di conseguenza quello
del fuggitivo che, per evitare di soffrire, sabota la sua stessa esistenza.
Quando viene scelto non ci crede e si autorifiuta . Quando non viene scelto, si
sente rifiutato dagli altri.”
Io sapevo come relazionarmi a Chicco ancor prima di
riconoscere la mia ferita, semplicemente
perchè mi rivedevo istintivamente in
lui, comprendevo il suo atteggiamento perchè
era spesso lo stesso che inconsciamente avevo io di fronte alle persone.
Tra noi a parlare erano i nostri sé
istintivi : io mi sono avvicinata a lui con dolcezza anche quando il suo
atteggiamento era evitante o minaccioso. La sua sorpresa di fronte alla mia
reazione è stata quasi commovente.
Dapprima immobile, quasi in attesa di un' azione da lui conosciuta fin troppo
bene di fronte alla sua minaccia, ma la mia carezza, la mia voce con tono
gentile, lo hanno calmato e la postura
del suo corpo è stata di immediato
rilassamento e fiducia.
Isolda, cavallona indipendente, mai dominante, ribelle
di fronte alle costrizioni di ogni genere, anche quelle rappresentate da un
recinto e ultima nella gerarchia del branco… in lei ho rivisto la me ribelle a
tutto ciò che è imposizione e costrizione, la voglia di
evadere da tutto ciò che limita la mia
libertà nel rispetto totale della
libertà altrui, quella che spesso si
emargina perchè estremamente indipendente ma ho rivisto
anche la me “che si annullava, passivamente” di fronte alla prepotenza e
all’aggressività degli altri.
Due mesi fa all’AltroveCapovolto sono arrivate 4 cavalle
(Alaide, Bizzarre, Isadora e Agar), provenienti dalla stessa scuderia e,
sebbene vivessero tutte libere nei paddock, ognuna aveva il suo e non
interagiva con le altre se non in lontananza. Alcune avevano anche vissuto in
coppia per un breve periodo ma la convivenza non aveva funzionato per cui erano
state nuovamente separate per la loro incolumità . Per necessità di spazi e tempi veramente ristretti, quando
sono arrivate e sono scese dal camion, sono state immediatamente inserite nel
paddock di quasi 2 ettari con le due cavalle che da anni vivono con me : Angel
ed Isolda. Chicco, per un motivo di salute in via di risoluzione, da novembre è in un recinto al coperto da solo.
Pensavo che Angel scatenasse una mega rissa ma così non è
stato, la “natura”,
fortunatamente, ha dato un aiuto fondamentale in questo frangente, mandandole
tutte o quasi, in calore, rendendole quindi , molto docili e propositive.
Mentre Alaide, appena entrata nel recinto, ha iniziato la perlustrazione del
territorio, quasi non curandosi delle altre, Angel e Isadora si sono incollate
l’una all’altra, cercando proprio la vicinanza ed il contatto e così è
stato per ore. Isolda stava nei pressi di Angel, mentre Agar (puledra di
tre anni) e Bizzarre (inizialmente molto schiva con animali ed umani) sostavano poco distanti.
Alaide in serata ha messo in chiaro il concetto di
dominanza e di capo branco, ben compreso ed accettato da tutte, utilizzando un
sé istintivo ben radicato che ha
comunicato in maniera efficace.
Alaide è una cavallona di 22 anni, con un passato
glorioso di trottatrice alle spalle. Cavalla decisamente ostica con cui
interagire sia per i suoi simili che per l’essere umano, discendente da
generazioni di cavalli aggressivi (il fratello è stato abbattuto per questo motivo).
Pensavo di portarmi a casa il clone (non solo per
l’aspetto molto simile) di Angel, invece è
stata la scoperta più
interessante del gruppo appena formato. Infastidita inizialmente da ogni
tipo di contatto a cui ha risposto per un giorno con strilli, calci e morsi, il
giorno dopo ha iniziato ad interagire con me con una tranquillità disarmante. Affettuosa, cercava la mia mano
e, se inizialmente molto sensibile al tocco su collo e corpo ma molto meno
sulla testa, dopo qualche momento accettava tranquilla di essere accarezzata
ovunque. La cosa sorprendente però è
stata osservare, in un brevissimo tempo, la sua trasformazione all’interno del branco e
quella delle altre cavalle di conseguenza: non ha più avuto atteggiamenti aggressivi con nessuna ed
ha un rapporto con il branco assolutamente equilibrato e sereno, tanto da
permettere ad ogni membro della scala gerarchica, di mangiare insieme a lei. (“Per gli animali, la forza e la durezza sono
elementi istintivi che servono per far rispettare le regole e funzionano
perfettamente mantenendo la pace, l’armonia e il benessere all’interno del
branco. Non ci sono rancori, né sentimenti di vendetta. Una volta fatte
rispettare le regole, tutti sono amici come prima” - Antonio Origgi)
Inoltre, assumendo Alaide il ruolo di capobranco, Angel
si è immediatamente rilassata, non
avendo più un compito per il quale non era assolutamente
predisposta o pronta.
Ho riflettuto molto sul cambiamento di Alaide,
su quanto veloce sia stato e quanto, nonostante l’atteggiamento simile,
in realtà lei ed Angel siano decisamente
differenti.
La mia riflessione è
andata al sé istintivo e quanto
quello di Angel fosse stato condizionato da un imprinting violento, in un
ambiente limitato sia negli spazi che nelle esperienze. A differenza di Angel, Alaide credo sia cresciuta in un
ambiente piu idoneo per uno sviluppo
psicofisico corretto. Quindi ne ho dedotto che, sebbene le madri delle due
cavalle fossero entrambe cavalle da corsa ed entrambe aggressive, probabilmente
lo erano per motivazioni differenti così
come in maniera differente è
stata espressa la loro
aggressività . Alaide tornata a vivere in un branco come da puledra, in un
ambiente tranquillo, privo di contaminazioni umane ha semplicemente attivato la
sua memoria di specie e l’imprinting ricevuto.
Osservando le differenze tra Alaide ed Angel è evidente quanto un sé
istintivo ferito condiziona la vita non solo degli esseri umani ma anche
degli animali e quindi il loro modo di interagire. Questo cosa significa?
Significa che per dialogare con un sé
istintivo di un animale (problematico) non basta l’istinto ma e necessario chiamare in campo l’ Io
osservatore (preparato). L’io osservatore non
giudica e permette a tutti gli atteggiamenti osservati di esistere senza
identificarsi in loro.
Faccio un esempio… mesi fa mi sono trovata di fronte ad
una cavalla nata e cresciuta allo stato semi brado in un branco di cavalli di
razza ma con istinti molto atavici non condizionati troppo nè geneticamente, nè ambientalmente dall’uomo e poi
successivamente separata dal branco e domata. Dialogare con un cavallo
così è
potenzialmente semplice per un sé
istintivo accompagnato da un io osservatore (preparato) ma impossibile
se ci si avvicina con un sé mentale
antropomorfo. Non è possibile trasferire
le nostre aspettative quali riconoscenza, amore e rispetto, come conseguenza a
nostri atteggiamenti, utilizzando concetti ed emozioni puramente umane, quali
salvezza o sensi di colpa, in un animale di alcuna specie che non sia quella
umana. La conseguenza sarà la nostra
frustrazione, l’ansia e la rabbia… e saranno controproducenti perchè in un animale come la cavalla in questione,
con una memoria di specie così ben
radicata, le emozioni di ansia si traducono in “stai in allerta” “prepara la
fuga” o “fuggi” e se il nostro intento è quello di avvicinarci ed interagire per
comunicare, rimarremo estremamente delusi dalla sua reazione aumentando, di
fatto, la nostra frustrazione e di conseguenza la sua diffidenza.
La mia conclusione è
quindi che l’empatia ci permette di entrare in comunicazione con gli
animali ma se non siamo preparati, presenti nel preciso momento che stiamo
vivendo ed osservando, sicuri di noi e,
soprattutto, calmi nella nostra comunicazione empatica, verbale e paraverbale,
il nostro rapporto non sarà mai un
rapporto autentico , nel quale la comprensione e la crescita sono a beneficio
di tutti gli interlocutori.

Semplice, così assurdamente semplice ❤️
RispondiElimina